Racconti

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Da Seriate ad Auschwitz: 1350 km

La voglia di essere partecipi a qualche cosa di nuovo ed importante ci ha trascinato nell'organizzare quello che per noi è stato l'appuntamento più sentito ed importante di quest'anno, un viaggio in sella alle nostre biciclette attraverso ben sei paesi, Italia, Svizzera, Austria, Germania, Repubblica Ceca e Polonia con destinazione finale Auschwitz e Cracovia.

Tutto è stato organizzato e pensato al meglio, il percorso, le tappe, i rifornimenti, l'assistenza ma come al solito c'è sempre qualche cosa che non è possibile prevedere o programmare: il maltempo. Dal primo all'ultimo giorno la pioggia ed il freddo hanno messo tutti a dura prova rendendo questa avventura ancora più epica.

I chilometri previsti erano in totale circa 1250 ma per varie vicissitudini dovute ad allagamenti ed esondazioni, abbiamo terminato la nostra impresa percorrendone circa 1350 in poco più di sei giorni.Domenica mattina 21 giugno ci siamo ritrovati tutti  puntuali  e dopo la foto di rito, tutti in sella e via, destinazione Scuol in Svizzera.

Lasciato alle nostre spalle il lago di Lecco arriviamo a Chiavenna e  dopo un  veloce ristoro scaliamo il passo Maloja dove un primo freddo temporale ci battezza per quello che diventerà per noi un viaggio molto “umido”. L'adrenalina e l'euforia del primo giorno fanno sì che i 230 chilometri iniziali siano un gioco da ragazzi.

La mattina seguente ripartiamo sotto la pioggia e la temperatura è decisamene invernale: ci troviamo nella valle dell'Engadina ed intorno a noi vediamo molte cime innevate probabilmente durante le precipitazioni notturne; un insolito panorama di fine giugno.

La tappa odierna di circa 195 Km ci porta da Scuol fino a Radfeld valicando il confine austriaco. Nonostante il brutto tempo il panorama è bellissimo e qualcuno del gruppo più volte fa presente quanto spettacolare poteva essere in una giornata di sole. All'arrivo in Hotel l'occasione di una sauna calda dopo tutto quel freddo non ce la siamo di certo lasciata scappare.

La mattina successiva la pioggia non cessa di cadere ma lo spirito combattivo del gruppo ha la meglio e dopo aver caricato i bagagli sui mezzi, ripartiamo con destinazione Steinbach Attersee attraversando per circa 60 chilometri la Germania e ritornando successivamente ancora in Austria. I continui temporali hanno fatto tracimare alcuni fiumi e sul nostro percorso incrociamo le prime strade chiuse per allagamenti. Costretti ad un tragitto alternativo ci troviamo su una strada ciclabile dove il livello dell'acqua in un breve tratto raggiunge addirittura il movimento centrale delle nostre povere biciclette che in quel momento vengono messe a dura prova, forse più di noi altri.

Finalmente verso il tardo pomeriggio riusciamo a raggiungere dopo circa 210 chilometri la sospirata meta, un tipico Hotel sulle rive del lago di Attersee.

Riposati per quel che si poteva, la mattina successiva ci svegliamo e purtroppo ci rendiamo subito conto che la musica non cambia anzi, il maestro ha pure alzato il volume: la pioggia continua a scendere in modo impressionante e molti di noi si trovano nel dubbio di ripartire, il freddo e l'acqua del giorno precedente si sentono ancora nelle ossa. L'albergatore premuroso ed attonito ci mostra tramite internet la perturbazione che sta flagellando quasi tutta l'Austria e quella che può essere la soluzione giusta alla nostra tappa… gli orari dei treni! Probabilmente non aveva ancora intuito quanto forte fosse l'ambizione generale di portare a termine l'impresa che a questo punto, per molti, si era tramutata in una sfida personale. Da lì a poco sentiamo suonare in lontananza una sirena per circa un minuto; lo stesso albergatore premuroso ci fa presente che è l'allarme che segnala la tracimazione del lago; senza perdere ulteriore tempo risaliamo in sella alle nostre biciclette con destinazione Langelois.

Quella che doveva essere una tappa tranquilla con un dislivello moderato, a causa dell'esondazione del Danubio diventa la tappa più dura ed impervia della nostra avventura. Subito dopo circa 30 chilometri dalla partenza incrociamo la prima di una lunga serie di strade sbarrate che ci obbligano continuamente a cambiamenti di percorso.

Abbiamo affiancato interi paesi inondati dalle acque dell'Inn e del Danubio, la statale che dovevamo percorrere era diventata un fiume costeggiato da lampioni e percorso da barche, canoe e mezzi anfibi dei vigili del fuoco, uno scenario da brivido. Immaginatevi quanto stupore potevano suscitare un gruppo di ciclisti che più o meno tranquillamente pedalavano in mezzo a questo disastro. Alla fine della giornata i nostri ciclocomputer hanno segnato i 240 Km ed i 2500 metri di dislivello.

La mattina seguente, dopo ben quattro giorni in ammollo, finalmente riusciamo a ripartire riscaldati da un timido sole, questo basta per rinfrancare gli animi e convincere Simona a ritornare in sella. La tappa è bellissima, gli scenari sono stupendi e dopo circa una trentina di chilometri attraversando la frontiera di Retz entriamo in Repubblica Ceca.

Intere piantagioni di papaveri bianchi fanno da cornice alla nostra avventura e riusciamo a goderci fino in fondo ogni metro dei 220 chilometri che ci portano nella stupenda cittadina di Olomuc.

Sistemati i bagagli approfittiamo del bel tempo per una visita turistica  alla città dove Gigi B. da bravo cicerone fa strada fra le vie del  centro storico.

All'alba ci svegliamo presto buttando subito un'occhiata fuori dalla finestra e con un sospiro di sollievo constatiamo che l'asfalto è ancora asciutto. Finalmente è arrivato il giorno che tutti aspettavamo, quello con arrivo ad Auschwitz. L'ultima controllatina alle nostre specialissime e poi via; il morale è alle stelle e l'emozione inizia  a farsi sentire ed a questo punto del viaggio nessuna alluvione ci poteva più fermare.

Attraversando la caotica Ostrava superiamo la dogana di Bohumin  arrivando finalmente in Polonia. Oltrepassato il confine ci fermiamo per l'ultimo ristoro e poi via direzione Oswiecim e dopo un totale di circa 200 chilometri arriviamo finalmente ad Auschwitz. L'emozione e la felicità di aver raggiunto la meta prefissata è evidente ed i complimenti, gli abbracci e le strette di mano sono d'obbligo.

Parcheggiate le nostre biciclette facciamo visita al campo di concentramento di Birkenau chiamato anche Auschwitz 2 perché costruito in un secondo tempo ad un paio di chilometri dal principale  Auschwitz 1.

Gli umori cambiano all'istante, la felicità di aver raggiunto una tale impresa viene soffocata da profonde riflessioni e da un senso di tristezza.

L'indomani continuiamo la nostra visita ad Auschwitz 1; una guida ci accompagna all'interno del campo di concentramento spiegandoci ogni minimo particolare, anche quelli più raccapriccianti. Le parole sono poche, camminiamo all'interno del campo cercando delle improbabili risposte a tutto quello che vediamo; le baracche, i forni crematori, tutte quelle fotografie appese ai muri sono immagini ormai impresse nella nostra memoria. Nel frattempo ricomincia a piovere.

Terminata la visita ritorniamo al vicino Hotel e ci cambiamo per la mini tappa finale da Auschwitz a Cracovia. Un panino veloce e poi, sotto l'ennesimo temporale, in un paio d'ore raggiungiamo l'ultima destinazione della nostra avventura.

Fortunatamente cessa di piovere e dopo una doccia calda riprendiamo le vesti da turisti.

In poche ore riusciamo a visitare il castello, la piazza centrale ed il vecchio mercato delle stoffe; passeggiamo per le vie del centro storico e tra le molte carrozze trainate da cavalli restiamo ammaliati da tanta bellezza.

Ormai siamo giunti al termine di questa dura ma appagante esperienza.

La mattina carichiamo i bagagli e le nostre specialissime sull'ammiraglia e sul furgone. Parte di noi fa subito ritorno affrontando quella che sarà l'ultima fatica, guidare fino a casa. Il resto del gruppo approfitta ancora della mattinata per visitare il museo dove è custodito il famoso quadro “la dama con l'ermellino” di Leonardo Da Vinci. Nel primo pomeriggio un comodo aereo li riporterà tutti a casa.

Per raccontare una settimana così intensa ci vorrebbero intere pagine; per noi undici in sella alle nostre biciclette le situazioni, le fatiche e le emozioni sono state veramente tante.

E' d'obbligo un immenso ringraziamento anche a coloro che con infinita pazienza ci hanno seguito, sostenuto e scortato per tutto il viaggio, i tè caldi nei momenti più duri sono stati fondamentali, e naturalmente complimenti  a Barci, Felice, Fulvio, Gigi B., Gigi F., Gigino, Giuliano, Pedro, Simona, e Stefano per il raggiungimento dell'impresa.

Ragazzi… alla prossima!

AUTORE: Aris Quadri


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